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Affrontare la separazione | Psicologia dell'Amore | Roberta Calvi Psicologa e Sessuologa

Affrontare la separazione | Psicologia dell’Amore

Ogni separazione amorosa porta con sé una quota di tristezza, di delusione, di amarezza, di vuoto, di melanconia. In fondo ogni separazione costituisce un lutto. Un cambiamento quasi sempre senza via di ritorno. La perdita di un punto di riferimento affettivo. La rottura di un legame che fino a qualche tempo prima era stato importante e su cui ciascuno dei partner aveva investito. Questo investimento emotivo, affettivo, progettuale, finanche economico è quello che genera anche una profonda ferita narcisistica. Ovvero il senso di fallimento e inadeguatezza personale per non essere riusciti a portare avanti quel rapporto.

Eppure la separazione risulta un processo psicologico sano. Laddove il rapporto non funziona più, non garantisce più serenità e benessere ai partner. E dove uno o entrambi non si riconoscono più. O ancora dove il legame si configura come una dipendenza affettiva. E/o ciascuno risulta essere un rinforzo di meccanismi psicologici disfunzionali dell’altro.

Affrontare la separazione | Psicologia dell’Amore

Quando quel senso di appartenenza, di unicità, di intimità, di completamento, di calore, che costituisce il fondamento di un rapporto amoroso, viene a mancare il legame diventa spesso sterile e trascinato. Più per la difficoltà a separarsi, a perdere, a cambiare, a esporsi al vuoto, al senso di colpa, al fallimento, al senso di inadeguatezza.

Eppure non è possibile evitare di soffrire quando si affronta una separazione. Chi lascia e chi è lasciato, ognuno si troverà a fare i conti con i propri vissuti emotivi. Con i propri fantasmi storici che invadono il campo del sentire e del pensare. E con il lento processo di disinvestimento dell’altro del significato, del ruolo e della funzione che precedentemente assolveva.

Affrontare la separazione | Psicologia dell’Amore

Ogni separazione richiede un tempo di adattamento al cambiamento e di accoglienza dei vissuti di sofferenza e delusione, di perdita e mancanza, di senso di colpa e paura. Solo l’accoglienza di questi vissuti permetterà di superare quello che comunque costituisce un evento traumatico. E di cominciare a metabolizzare e comprendere quello che non ha funzionato. Quello che è mancato, quello che è stato sbagliato, omesso, trascurato, non detto, censurato, evitato. Al fine di costruire un nuovo legame su altri presupposti e altre modalità.

Roberta Calvi Psicologa e Sessuologa

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