Dott.ssa Roberta Calvi

Corpo perfetto? I rischi psicologici della trasformazione estetica

Corpo perfetto? I rischi psicologici della trasformazione estetica

È vero che il corpo biologico è una realtà materiale iscritta nell’ordine della natura.
Ma esso è anche una costruzione in cui fattori sociali, culturali, simbolici giocano un ruolo decisivo.

Oggi il corpo è plasmabile, trasformabile, reversibile. Sia in ordine alla sessualità, che diventa sempre meno un dato naturale immodificabile e sempre più un’opzione individuale. Sia in ordine alla salute, che comprende la sfera, sempre più frequentata, del miglioramento estetico.

Il corpo è soggettività, “corpo vissuto”, che contiene e conserva le tracce delle esperienze. Ma anche corpo oggetto, su cui scrivere e incidere pensieri, emozioni, ideali, valori (e fobie) attraverso tattoo, piercing, diete, fitness, body building e chirurgia estetica.

Il corpo come oggetto è anche il centro di una diatriba politica/religiosa nonché bioetica il cui focus è la libertà di padronanza e utilizzo: l’essere umano è proprietario o usufruttuario del suo corpo? E dove finisce la libertà di utilizzo? Qual è infine il confine tra miglioramento estetico e ossessione dismorfofobica?

Il corpo oggetto ci porta a riflettere sull’esternalizzazione dei vissuti emotivi. Ovvero il corpo quale oggetto potenziale su cui il soggetto riversa le proprie angosce e frustrazioni. Si pensi ai sintomi autolesionistici come il cutting, lo skin-picking e i disturbi alimentari.

Il corpo è inoltre l’oggetto del consumismo e del marketing della “bellezza”, i cui confini sfumano in un concetto subdolo di insoddisfazione costante e di bisogno di miglioramento continuo e infinito.

Il punto di intersezione tra corpo-soggetto e corpo-oggetto è l’identità sociale.

L’identità sociale ha a che fare con ciò che mostriamo agli altri e ciò che percepiscono gli altri di noi.

C’è una discrepanza possibile tra come ci percepiamo all’interno e come ci mostriamo all’esterno. E’ il tema delle maschere pirandelliane, ma anche degli avatar postmoderni. Non solo chi siamo noi agli occhi degli altri, ma soprattutto chi vogliamo essere agli occhi degli altri, cosa vogliamo che l’altro veda di noi.

Roberta Calvi Psicologo Sessuologo Rimini | Studio di Psicologia Sessuologia
Dott.ssa Roberta Calvi, Psicologo e Sessuologo

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Corpo perfetto? I rischi psicologici della trasformazione estetica

Il corpo è un veicolo di significati espliciti e impliciti. Il bisogno, talvolta ossessivo, di modificare il corpo, di plasmarlo, alterarlo è in funzione del desiderio di un’identità specifica che il corpo dovrebbe rispecchiare. Secondo modelli maturati all’interno del proprio contesto, per lo più in funzione di condizionamenti socio-culturali.

Siamo bombardati di messaggi che condizionano gusti e canoni estetici e enfatizzano l’importanza dell’apparenza estetica a discapito di altri aspetti del sé.

Questi messaggi veicolano l’idea che il corpo “perfetto” è un passepartout per il benessere e il successo in ogni campo e soprattutto la base del consenso sociale.

Il bisogno inconscio che si intravede nelle operazioni più o meno invasive e più o meno patologiche di modifica del corpo è dunque quello di integrazione sociale e di approvazione.

L’idea di modificare il corpo per essere più vincenti e sicuri di sé è però una profonda illusione. Il rischio infatti è che “non basti mai” dando vita a pericolosi circoli viziosi che vedono il corpo “seviziato” nel tentativo di gestire il disagio interiore.

Il miglioramento estetico è dunque importante nella vita del soggetto se lo comprendiamo nella sfera più ampia del “prendersi cura di sé”. Tuttavia è importante stare attenti al possibile sconfinamento in meccanismi disfunzionali.

Il miglioramento estetico non deve diventare, esplicitamente o implicitamente, una forma di annullamento del sé, di costante autocritica e autosvalutazione del sé, di quel corpo che è sempre e comunque soggetto.

Il miglioramento estetico non deve dunque nascondere una forma di attacco al proprio sé nel tentativo di cancellare, eliminare le tracce dei propri vissuti e delle proprie esperienze di disagio e insicurezza.

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Roberta Calvi Psicologa e Sessuologa


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