Psicologia LGBT | Dott.sa Roberta Calvi Psicologa e Sessuologa

Psicologia LGBT

Perchè occuparsi di omosessualità e omogenitorialità oggi?

Sono passati più di 40 anni da quando, prima l’American Psychiatric Association e l’American Psychological Association  e poi l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), si è depennata l’omosessualità dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Sancendo finalmente la depatologizzazione dell’omosessualità e stabilendo che quest’ultima è una variante della sessualità umana.

Ma le trasformazioni culturali sono molto lente perchè interessano complesse dinamiche intrapsichiche e interpersonali. Nonchè meccanismi di potere, aspetti ideologici, credi religiosi, tradizioni apprese e trasmesse.

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Così l’omosessualità, dopo secoli di condanna e repressione, nonostante il cambio di paradigma in campo medico e psicologico, è rimasta e resta comunque sullo sfondo. Oscurata dalla cultura eteronormativa impregnata di pregiudizi. Che continua a riservarle un posto di subalternità, di a-normalità o quasi-normalità, di devianza o peccato. O quanto meno di imprevisto indesiderato.

L’omosessualità e la bisessualità non previste e non desiderate hanno un alto potenziale stressogeno e traumatico. Che Meyer e Northridge hanno definito “minority stress”. A sottolineare quanto il disagio vissuto è strettamente connesso all’essere una minoranza osteggiata.

Gli aspetti del minority stress sono:

  • le esperienze di discriminazione subite direttamente;
  • lo stigma percepito – inteso come anticipazione del giudizio negativo degli altri che porta a nascondersi, a non rivelarsi, a camuffare qualunque discorso o comportamento che potrebbe rivelare il proprio orientamento sessuale, certo che sarà criticato, condannato o oggetto di derisione;
  • l’omofobia interiorizzata – intesa come sentimenti di vergogna, di inadeguatezza e di colpa connessa al non essere eterosessuale in base all’equazione culturalmente definita eterosessualità=normalità.

Il minority stress è un “compito evolutivo” aggiuntivo per i giovani non eterosessuali, più esposti a sviluppare sintomi e sofferenza psicologica. Soprattutto quando inseriti in un contesto non accogliente e inclusivo. Ma è anche una sfida pressoché quotidiana per tutte le persone omosessuali e bisessuali (per queste ultime si aggiungono pregiudizi specifici che prendono il nome di bi-fobia).

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Questa sfida al pregiudizio e agli stereotipi, alle tradizioni e alle consuetudini, interessano ancora di più le coppie omosessuali. Che scelgono di realizzare un desiderio di genitorialità. I genitori omosessuali sono osteggiati, criticati, controllati, guardati con sospetto, studiati e osservati nonché non tutelati, non protetti e non riconosciuti. Vissuti di inadeguatezza, tipici della neogenitorialità, si sommano alla non accettazione sociale-politica-religiosa, al non riconoscimento, al senso di ingiustizia e di repressione.

La Psicologia oggi è chiamata a rispondere a questi bisogni e questi vissuti facendo da ponte verso l’evoluzione e l’innovazione della cultura. Allargando le maglie di ciò che oggi è normale, al fine di promuovere benessere per i singoli e la collettività.

 

Di cosa si occupa la Dott.sa Calvi:

  • Percorso individuale o di coppia di coming-out
  • Accompagnamento e sostegno nel progetto di omogenitorialità
  • Mediazione di coppia
  • Mediazione familiare
  • Mediazione con la famiglia d’origine
  • Riabilitazione psicoaffettiva e psicosessuale individuale o di coppia
  • Iniziative culturali e di sensibilizzazione per il contrasto di ogni forma di omo-trans-fobia
  • Iniziative culturali e di sensibilizzazione sulla genitorialità LGBT
  • Corsi e pubblicazioni sulla psicologia LGBT

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