
Sopravvivere all’ incertezza
È possibile sopravvivere all’ incertezza della vita ?
Gestire l’angoscia della precarietà? Sostenere il dubbio rispetto alla propria vita, alla propria salute, alla tenuta dei propri legami?
E soprattutto è possibile non sentire il peso e la sopraffazione dell’imprevedibile?
Non tutto è controllabile, non tutto è anticipabile!
Pur cercando di prevedere e anticipare il più possibile c’è sempre un gap tra la previsione del domani e il domani stesso.
La gran parte delle ansie e delle angosce, nonché la base delle ossessioni più pervasive e totalizzanti, ha a che fare con l’imprevedibilità del futuro, con la paura di ritrovarsi a fare i conti con l’imprevisto o l’inatteso, con ciò che non si desiderava e che non ci si aspettava.
Perché si vorrebbe essere sempre padroni della propria vita e non schiavi degli eventi…eppure non saremo mai in grado di “piegare” la vita ai nostri bisogni e desideri…
Spesso si percepisce come responsabilità o fallimento qualcosa di cui si è semplicemente vittima.
È più facile sentirsi in colpa che impotenti!
A volte cerchiamo di spiegare, di capire, di riavvolgere il nastro per tornare a quel momento in cui “se quella volta avessi fatto”……..ma ex post siamo tutti campioni!
Perché se sapessimo come vanno a finire le cose sicuramente sceglieremmo le azioni “giuste”.

Sopravvivere all’ incertezza
E quindi? Dobbiamo tutti sentirci vittime della vita o di un destino?
No, assolutamente!
È proprio questo quello che a volte ci inganna: la logica del tutto o niente!
O siamo in grado di controllare e gestire tutto oppure al contrario niente è controllabile e siamo in balia del fato!
In realtà più rimaniamo concentrati sul tentativo di controllare l’imprevisto, e tutto ciò che ci sfugge di mano, più perderemo di vista quell’altra fetta di realtà che invece possiamo gestire, organizzare, migliorare e che può consentirci di sentirci sufficientemente capaci, soddisfatti, efficaci.
Accettare la complessità della vita, accettare quote di impotenza e di precarietà è proprio la base per poter essere felici, riconoscendo i limiti.
Non esiste la felicità assoluta né tantomeno la possibilità per l’essere umano di avere tutto sotto controllo ovvero di non soffrire mai.
La modalità allucinatoria con cui oggi ci approcciamo alla vita (con modalità allucinatoria intendo la facile e rapida soddisfazione di molti bisogni e desideri data dal consumismo e dalle nuove tecnologie) ci ha fatto perdere di vista i limiti, rendendoci schiavi degli stessi. O meglio siamo diventati schiavi dell’ossessione di cancellare i limiti, gli imprevisti, le fatiche.
Ma in realtà se accettiamo quote di impotenza e di imprevedibilità, se allentiamo il bisogno di controllo saremo più in grado di fronteggiare la realtà non soffermandoci più su “come faccio affinché non capiti” quanto piuttosto su “come faccio ad affrontarlo al meglio”.