
ADHD in età adulta. Come riconoscerlo e come affrontarlo!
L’ADHD è una patologia?
L’ADHD è una neurodivergenza pertanto non dobbiamo leggerla come una patologia, una disfunzione o un problema da risolvere o cancellare, quanto un modo diverso di funzionare del cervello da un punto di vista cognitivo e di conseguenza anche emotivo, relazionale e comportamentale.
L’ADHD può emergere in età adulta?
No, l’ADHD c’è da sempre perché rappresenta una tipologia di funzionamento del cervello per cui questa neurodivergenza è presente sin dalla nascita tuttavia non sempre viene identificata in età precoce.
Chi da adulto si riconosce in un pattern di funzionamento tipico dell’ADHD sicuramente già da bambino manifestava degli aspetti come difficoltà di concentrazione o di mantenimento di attenzione, dimenticanze, difficoltà scolastiche, irrequietezza fisica, irritabilità, impulsività o ansia intensa o ancora una sensazione di essere diversi o di non essere mai abbastanza, di essere inadatti e di essere sempre criticati.
Come posso riconoscere l’ADHD in età adulta ?
In età adulta è verosimile che ad un certo punto ci accorge che si tende a dimenticare facilmente anche qualcosa di importante, che mentre si sta facendo qualcosa si tende a distrarsi facilmente o a non riuscire a mantenere a lungo l’attenzione nei discorsi altrui. Talvolta si percepisce una irrequietezza emotiva o irritabilità di fondo o un bisogno costante di fare qualcosa , di muoversi, di scaricare un’energia interiore.
Ricordiamoci che l‘ADHD non ha a che fare direttamente con la memoria, ma con i processi di attenzione e concentrazione e pertanto ad essere differente è per lo più la memoria di lavoro.
Non si tratta di dimenticare un compleanno o eventi della vita personale o competenze procedurali, quanto piuttosto di “dimenticare” quello che si era stabilito di fare o quello che qualcuno aveva detto poc’anzi.
La difficoltà di mantenere attenzione ha a che fare soprattutto con la motivazione per cui si fa fatica a immagazzinare ciò che non è percepito come interessante o importante per sé.
Altro grande aspetto è la procrastinazione ovvero la difficoltà di rimanere su priorità stabilite se non sono di interesse contingente. E ancora la difficoltà ad essere costanti ovvero a mantenere l’attenzione su attività e compiti che richiedono un investimento a lungo termine senza gratificazione psichica percepibile in breve tempo.

ADHD in età adulta. Come riconoscerlo e come affrontarlo!
Questo è il motivo per cui si tende ad abbandonare il compito, a lasciarlo a metà o a disinvestire da attività a cui fino a poco tempo prima ci si dedicava intensamente.
Eppure talvolta si può assistere a fenomeni solo apparentemente paradossali. Si tratta dell’iperfocus ovvero di un periodo breve in cui si è massimamente concentrati su un’attività investendo tutte le proprie energie.
Non è in realtà un paradosso perché come abbiamo detto nell’ADHD vediamo processi cognitivi differenti. E pertanto il concetto di deficit di attenzione nasce dal confronto col profilo attentivo delle persone neurotipiche.
Le persone neurodivergenti con ADHD presentano un funzionamento attentivo totalmente differente. Pertanto è fondamentale conoscere i meccanismi per evitare di sentirsi sbagliati, inadeguati o di essere giudicati e criticati dagli altri.
L’ADHD si cura?
No, non è una malattia pertanto non si cura.
Tuttavia è fondamentale una valutazione psicologica per riconoscere la neurodivergenza ed evitare la percezione di inadeguatezza personale. Ugualmente è importante che anche i partner conoscano questi aspetti per poter evitare di sentirsi costantemente trascurati o non ascoltati.
È utile anche un supporto psicologico per acquisire delle competenze di gestione della quotidianità rispetto agli effetti collaterali che le differenze di dinamiche attentive possono creare.
Per parlarne con la Dott.ssa Roberta Calvi
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