
La violenza muta: i comportamenti passivo-aggressivi
Quante volte abbiamo sperimentato un silenzio punitivo, un atteggiamento di chiusura e muro, di incomunicabilità e inaccessibilità dell’altro e quante volte ci siamo sentiti feriti, umiliati, angosciati per queste modalità?
Siamo nel campo infatti di una violenza muta, invisibile o per dirla con un termine più tecnico un comportamento passivo aggressivo!
La rabbia è un’emozione naturale e primaria eppure l’educazione, la cultura, il sottofondo giudaico-cristiano, contribuiscono a generare una forma di repressione pericolosa che paradossalmente amplificano la violenza, sia quella esplicita che quella muta.
La rabbia non è un’emozione negativa né patologica, anzi.
La rabbia è l’emozione che consente la costruzione identitaria, che definisce il confine tra me e te, che consente un dissenso, che chiarifica la volontà e differenzia le soggettività.
Eppure la rabbia viene spesso vista come pericolosa e sin dall’infanzia si avvia un processo di repressione della rabbia che porta ad un maggiore controllo emozionale.
Attenzione che controllare le emozioni non rappresenta una forma di benessere psicologico, né costituisce una “normalità” o una “sanità” psichica!
Le emozioni vanno accolte, mentalizzate. a volte contenute ovvero espresse in modo funzionale.
Non è la rabbia il problema, ma l’espressione della rabbia!
Esprimere la rabbia in modo sano vuol dire riconoscerla, comprenderne la motivazione ed esprimere verbalmente (se si tratta di adulti ovviamente!!) ciò che si prova e perché!
Spesso invece si preferisce tacere per quieto vivere, per evitare gli scontri, per paura di litigare o anche per paura di perdere il controllo!
Molte persone represse hanno un rapporto ambivalente e conflittuale (conflitto interno) con la rabbia. Provano tantissima rabbia, spesso da ingiustizia, ma non riescono a concedersela come se fosse sbagliata e proibita!
Questa rabbia scava dentro una voragine di negatività, di tensione, di angoscia!
Il rischio è di riempire il serbatoio e poi esplodere in modo violento (verbalmente o fisicamente!).
Questo crea un corto circuito, una spirale negativa che porta a reprimere ancora di più la rabbia per paura di perdere il controllo ed esplodere!
Eppure così più controllo più posso perdere il controllo!

La violenza muta: i comportamenti passivo-aggressivi
Le persone molto controllate da un punto di vista emozionale, ovvero più coartate e represse, sono le più inclini a mettere in atto comportamenti passivo-aggressivi, di cui non sono consapevoli!
Anzi proprio perché non sentono e non mentalizzano la rabbia, questi soggetti non credono di sperimentare quell’emozione e al tempo stesso non esprimendo la rabbia sotto forma di aggressività o violenza si sentono adeguati! Talvolta addirittura si sentono vittima di chi prova a fargli notare che quel tipo di atteggiamento è profondamente negativo.
Questa dinamica è molto diffusa nelle coppie ed è più tipica degli uomini.
Perché?
Perché da sempre gli uomini sperimentano sin dalla primissima socializzazione di genere di essere visti come più “fisici” e più “aggressivi” e verso di loro si esercita una maggiore repressione.
Aggiungiamo che molti uomini pagano il prezzo dell’essere parte di una categoria a cui viene attribuito in modo stereotipato l’essere violenti e misogini.
Questo può amplificare il bisogno di reprimere la rabbia per non sentirsi sbagliati e “cattivi”.
Ovviamente i comportamenti passivo-aggressivi non sono appannaggio solo degli uomini, non hanno genere e possono essere manifestati in modo differente e in ogni tipo di relazione.
Nel campo della relazione di coppia tra i comportamenti passivo aggressivi troviamo i silenzi punitivi, le situazioni in cui si sparisce senza avvisare, il venire meno ad impegni o sabotare momenti stabiliti di condivisione, alcune disfunzioni sessuali o il totale disinvestimento sessuale.
Solitamente chi ha comportamenti passivo-aggressivi non si rende conto di averli; inoltre spesso ci troviamo di fronte ad un meccanismo di difesa chiamato identificazione proiettiva.
In questi casi avviene quindi che il partner diventa l’agente di quella rabbia muta amplificando la percezione di vittimismo del passivo aggressivo.
In queste situazioni sarebbe opportuno un aiuto psicologico perché difficilmente si esce spontaneamente da questo corto circuito.
Per parlarne con la Dott.ssa Roberta Calvi
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